Le onde gravitazionali e la fame nel mondo

bhmerging
Crediti: S. Ossokine , A. Buonanno (Max Planck Institute for Gravitational Physics)

Premessa necessaria: non proverò a raccontare cosa sono le onde gravitazionali e come le abbiamo rilevate, molti lo hanno già fatto molto meglio di come potrei farlo io.
In giro ci sono decine di articoli ben fatti che raccontano la scoperta con dovizia di particolari; se siete interessati ne parla Luca Perri su facebook (qui, con un post diventato virale); Daniele Gasparri sul suo blog; Licia Troisi – sì, la scrittrice, astrofisica anche lei – sul suo sito; o Amedeo Balbi dalle pagine de La stampa.
Ah già, poi ci sarebbe anche l’articolo originale, ma qui andiamo sul difficile.
Con queste righe vorrei invece provare a fare qualche riflessione sulle reazioni che la scoperta ha scatenato.

Riassumendo: alle 16:30 ora italiana del 11 febbraio, scienziati della collaborazione LIGO (e VIRGO) hanno annunciato di aver osservato direttamente, per la prima volta nella storia, onde gravitazionali. La notizia è stata subito ripresa sui social e dai media in generale con titoli – in alcuni casi – roboanti:

scopertaDelSecolo

Non che fosse un vero e proprio scoop: già da mesi circolavano rumors  riguardanti l’annuncio in questione; ma una cosa sono le chiacchiere non confermate, tutt’altro è una conferenza stampa ufficiale con tanto di pubblicazione di un articolo sul Physical Review Letters (quindi già passato attraverso l’operazione di peer-review e approvato).

Ovviamente le reazioni sono state variegate.
Da un lato, nella cerchia degli addetti ai lavori e della comunità dei fisici l’euforia era palpabile.
Dall’altro c’era chi, non avendoci capito molto, chiedeva lumi:

comeStarTrek

Alcuni, a prescindere, mettevano in dubbio la veridicità della scoperta, o la minimizzavano:

saiCheScoperta

Ovviamente c’è stato anche chi si è chiesto cosa sarebbe cambiato nella vita di tutti i giorni:

fameNelMondo

Direi che abbiamo terminato con la casistica. Proviamo a fare qualche considerazione.

Chi non ha capito e chiede lumi è più che benvenuto, per due ragioni.
La prima è che sta ammettendo pubblicamente una sua mancanza, un suo deficit, e chiede semplicemente di essere aiutato a colmarlo. Tutti siamo carenti in qualcosa, e riconoscerlo è il primo e necessario passo per eliminare quella carenza (ad esempio, cerco qualcuno che mi dia ripetizioni riguardo quella strana e oscura materia chiamata economia, grazie).
La seconda ragione è che forse c’è stato un difetto nel modo di comunicare la notizia. Questo allora diventa un problema per il divulgatore o il giornalista scientifico, il cui lavoro dovrebbe proprio essere quello di rendere comprensibili argomenti ostici per i non addetti ai lavori.

Ammettere la propria ignoranza in materia è ciò che invece non ha fatto chi ha minimizzato la scoperta, individui che forse pensano di aver capito tutto dell’argomento dopo aver letto un articolo di 250 battute, spesso copiato male da un lancio di agenzia. A costoro do una notizia: le onde gravitazionali sono effettivamente un argomento molto complicato, e per diventare un esperto in materia non è sufficiente aver terminato la scuola dell’obbligo, né (udite, udite!) essere laureati in fisica, benché siano entrambi passi fondamentali.
Per chiarire il concetto, una vignetta è forse più esaustiva di mille parole (cliccate sull’immagine qui sotto per vedere la serie intera. Si parla di teoria delle stringhe, ma il nocciolo è lo stesso):

Arriviamo poi a chi chiede cosa cambierà in pratica nella vita quotidiana del singolo essere umano grazie a questa scoperta.
Leggendo commenti del genere, ho sempre il vago sentore che la domanda sia retorica, che in effetti la risposta non interessi e sia solo un modo per ostentare indifferenza. Se questo è il caso, mi permetto di suggerire che un semplice e succinto commento come, ad esempio

Ma, sticazzi?

pur non mostrando l’eleganza delle perifrasi normalmente adottate (al netto degli errori grammaticali e dell’uso scorretto della punteggiatura), suonerà quantomeno sincero.
A costoro ha già risposto Luca Perri, nella chiusura del suo post su facebook. Cito:

Comunque, la prossima volta che vi guarderete Interstellar grazie a un laser che legge un Blu-ray (e che funziona con l’energia elettrica proveniente dai reattori francesi) o al satellite di Sky, magari commentandolo con gli amici al cellulare, pensate gran parte di ciò che avete deriva da quei fisici disadattati sociali che oggi festeggiano mentre voi li insultate perché bruciano i soldi che vorreste giocarvi sulla schedina del campionato.
Ah, un’ultima cosa: quel luogo in cui fate i leoni da tastiera sputando giudizi, quella cosa che si chiama internet, ve l’hanno dato i fisici. E anche la tastiera. E il computer.

Aggiungo in calce che se, per una volta, siamo noi poveri fisici disadattati a intasare i social con i nostri hashtag, concedetecelo. Lasciateci un angolo di timeline per gioire del fatto che sì, viviamo in tempi interessanti, e in questo caso non nel senso inteso dalla maledizione. Il giorno dopo sarete di nuovo liberi di sfracellarci l’anima con Sanremo, la Champions, Masterchef e il motomondiale.

Voglio però provare a rispondere in maniera non polemica a chi magari la domanda “cosa mi cambia?” l’ha fatta volendo davvero una risposta.
La risposta breve è: nulla.
Aver visto per la prima volta le onde gravitazionali è senza dubbio una grande scoperta, e io sono decisamente tra coloro che hanno gioito per l’evento. Ma siamo appena agli inizi. La prova dell’effettiva esistenza di questo fenomeno spalanca nuove possibilità che però richiederanno decenni di studi e progresso tecnologico per essere esplorate.
Nell’immediato futuro, la scoperta delle onde gravitazionali non porterà ad alcuna ricaduta pratica sulla vita del singolo genere umano. Ma questo è vero per ogni scoperta scientifica e invenzione della storia.
Né la scoperta del fuoco né l’invenzione della ruota hanno portato a rivoluzioni nella storia dell’umanità, sono state piuttosto le loro applicazioni pratiche; e la cosa bella della ricerca di base è che a priori non abbiamo la minima idea di ciò che ne verrà fuori: usi che al momento non possiamo neanche immaginare, tecnologie e beni al di là della nostra fantasia, ma sui quali, in un futuro, pagheremo certamente le tasse.
Avremmo potuto destinare i fondi per la ricerca delle onde gravitazionali nella cura delle malattie? Certo (e la risposta vale anche per il cachet degli ospiti di Sanremo, per gli stipendi milionari dei giocatori di calcio, …) ma avrebbe risolto i problemi del mondo? Sono convinto che non sarà la singola scoperta scientifica a salvare l’uomo, ma piuttosto la politica (intesa nella più alta accezione del termine, beninteso). Perché se destinare più fondi alla medicina vuol dire allungare la vita media degli abitanti del primo mondo permettendo loro di condividere idiozie sui social media per qualche anno in più, io non ci sto.
Allora preferisco di gran lunga rinunciare a qualche megasecondo della mia permanenza in questo Universo per cercare di conoscerlo un po’ meglio. Che poi è uno sforzo che sempre più richiede collaborazione, che travalica confini di stato e divergenze di opinioni.
Ecco, un’applicazione inaspettata della ricerca scientifica potrebbe essere quella di insegnare all’umanità a convivere con sé stessa. E mi pare qualcosa su cui vale la pena di investire.

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