Cartoline da Cerere

Cerere
Crediti: NASA/JPL-Caltech/UCLA/MPS/DLR/IDA

Da ormai più di due mesi la sonda Dawn è in orbita attorno a Cerere, il primo pianeta nano ad essere raggiunto da una missione spaziale.
La cattura gravitazionale del satellite artificiale era avvenuta il 6 marzo scorso senza intoppi, ma con una manovra abbastanza complessa. A causa di un’anomalia ai circuiti di controllo della propulsione a ioni, a settembre 2014 la sonda era entrata per qualche giorno in safe mode perdendo circa 100 ore di spinta propulsiva, fondamentali per l’ingresso standard in orbita (qui la spiegazione dettagliata del guasto e del recupero della sonda – in inglese). Il guasto ha richiesto una correzione di rotta, obbligando Dawn a una sorta di “parcheggio in retromarcia” necessario per raggiungere l’orbita di Cerere. L’ operazione si è conclusa dopo un mese e mezzo di manovre, il 23 aprile.

Dawn approaching Ceres trajectories
In verde la traiettoria seguita dalla sonda Dawn per l’ingresso in orbita attorno a Cerere messa a confronto con il percorso originale. Crediti: NASA/JPL

Da allora, Dawn studia Cerere; giusto il 29 giugno ha terminato la seconda completa mappatura della superficie dall’orbita di Survey e ora si sta muovendo verso un’orbita più bassa (la cosiddetta HMAO – High Altitude Mapping Orbit, a meno di 1500 km dal pianeta nano), dalla quale sarà possibile compiere osservazioni con dettagli ancora maggiori.

Tra i vari aspetti della morfologia di Cerere finora individuati, spiccano senza dubbio i punti luminosi (bright spots) già osservati dalla sonda durante la fase di avvicinamento, la cui natura è però ancora non chiara. Sono certamente zone con un’albedo molto maggiore rispetto al resto di Cerere, che in media diffonde all’incirca il 9% della luce solare incidente (è dunque più scuro dell’asfalto). Poiché si stima che Cerere sia composto da una discreta percentuale d’acqua (circa il 25% della massa complessiva), è abbastanza naturale pensare che si tratti di ghiaccio proveniente dagli strati immediatamente sotto la superficie.

Ceres birght spots mosaic
Diversi punti luminosi individuati sulla superficie di Cerere. Crediti: NASA/JPL-Caltech/UCLA/ MPS/DLR/IDA per le immagini originali (dalla povertà del risultato, è invece evidente il mosaico sia opera mia).

Oltre ai punti più evidenti (la regione chiamata spot 5, a sinistra nell’immagine qui sopra), che hanno un diametro di qualche decina di chilometri ciascuno, sono state scoperte altre zone con diverso aspetto. In almeno un paio di casi, la disposizione a raggiera attorno a un cratere fa pensare a degli ejecta, ovvero materiale portato in superficie da un recente evento meteorico. Se si trattasse di ghiaccio, i punti più luminosi indicherebbero anche fenomeni più recenti, poiché, esposto direttamente al vuoto e illuminato dalla radiazione solare, il ghiaccio tende a sublimare e a disperdersi nello spazio. Un fenomeno simile, in effetti, è già stato osservato su Marte qualche anno fa.
Maggiori informazioni potrebbero arrivare dallo spettrometro VIR, strumento di concezione tutta italiana a bordo di Dawn. Nell’immagine qui sotto vengono evidenziate le regioni spot 1 (in alto) e spot 5 (in basso) riprese nel visibile (a sinistra) e nell’infrarosso (al centro) affiancate da un’immagine termica (a destra), in cui i falsi colori mostrano le differenti temperature della superficie di Cerere. Nonostante spot 5 contenga i punti più luminosi, sembra che la temperatura della zona sia la stessa delle regioni circostanti, al contrario spot 1 è più fredda. La diversa temperatura potrebbe suggerire quantomeno età diverse, se non addirittura differenti fenomeni.

PIA19316
Crediti: NASA/JPL-Caltech/UCLA/ASI/INAF

Ovviamente queste sono ipotesi, perché bisogna aspettare chi i dati li ha e li sta analizzando, e al momento nessuno si sbilancia. La scienza non si fa con le speculazioni dei blogger, per quanto possano essere (più o meno) sensate, né con i risultati del “sondaggio” che in uno slancio social la NASA ha proposto riguardo la natura del fenomeno (nell’istante in cui scrivo l’ipotesi che va per la maggiore è “other”, con il 39% delle preferenze). Forse le nuove osservazioni dalla HMAO, a partire da agosto, potranno fornire qualche risposta.

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